A chi non è mai capitato che, con l’arrivo dell’atmosfera autunnale, del cielo grigio e della pioggia di novembre, il “nono” o la “none” non iniziasse a raccontare qualche storia misteriosa e folkloristica su folletti, spettri o orchi… da non dormirci la notte!

Con questo articolo prenderemo le parti dell’avo e vi porteremo in un’altra dimensione, antica, misteriosa e magica, facendovi immergere in alcuni dei miti e delle leggende che si possono incontrare nel territorio friulano. 

Le Aganis

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Le Aganis sono delle ninfe acquatiche, spiriti dei corsi d’acqua, tipici della mitologia alpina carnica. Possono venire rappresentate in diversi modi, ma assumono sempre sembianze femminili. In Friuli si possono incontrare un po’ ovunque racconti che narrano della loro presenza ed in alcuni paesi si dava per scontata la loro esistenza.

“Le puoi veder danzare nelle notti di luna piena, indossando abiti bianchi che lasciano poi asciugare al chiaro di luna” avrebbe detto la none. “Non devi aver paura perché sono delle creature buone: proteggono i pescatori e hanno aiutato l’uomo e molte occasioni. Hanno insegnato all’uomo la trasformazione del latte in formaggio e alla donna la lavorazione della lana. Devi però far molta attenzione a non offenderle, perché possono diventare delle creature perfide e portare sfortuna per tutta la vita!”. 

Le nonis a cui piaceva invece metterti paura (come la mia ma sicuramente come anche molte altre) raccontavano che le Aganis erano delle streghe non soltanto brutte e crudeli, ma anche rapitrici di bambini, aventi la possibilità di trasformarsi in salamandre o avere parte del corpo di capra e i piedi rivolti all’indietro. Una versione decisamente diversa dalla precedente!

L’Orcolat

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L’Orcolat è un mostruoso essere che la tradizione popolare indica come causa dei terremoti in Friuli. Si dice viva rinchiuso nelle montagne della Carnia, in particolare in una caverna ai piedi del Monte San Simeone, pascolando maiali ed altri animali.

“Un giorno, mentre portava il suo bestiame al pascolo, trovò dei funghi, che però non sapeva essere velenosi, e se li mangiò” racconterebbe il nono. “All’orco venne un forte mal di pancia e, stremato, cadde in un sonno profondo. Orde di malviventi approfittarono dell’assenza dell’orco per compiere razzie sulle montagne, arrivando perfino ad incendiarle. Un giorno l’orco venne risvegliato dal frastuono e li cacciò. La notizia giunse presso in paese e gli abitanti accorsero a portare doni alla creatura ma lo trovarono addormentato e circondato da migliaia di farfalle. Fu così che gli abitanti di Bordano decisero di dipingere tante farfalle sui muri delle loro case per far sì che l’orco camminasse in punta di piedi per non distruggerle.” 

C’è però una seconda versione della storia che non prevede un orco così buono:

“Gli abitanti locali volevano liberarsi dell’Orcolat perché causava troppi danni ai villaggi circostanti, sottraendo bestiame ai pastori, scoperchiando granai con i suoi starnuti e causando inondazioni ogni volta che si lavava nei fiumi. Decisero quindi di radunarsi in una taverna per trovare una soluzione. Lì un baro di professione chiamato Tite escogitò un piano: il giorno seguente prese un carretto carco di vino, andò dall’Orcolat e gli disse che se lo avesse sconfitto a briscola, avrebbe potuto prendere il vino nel carretto, oltre a tutta la riserva alcolica del villaggio. Tite, per la prima volta nella sua vita, dovette barare per riuscire a perdere. Avendo vinto, l’avversario si scolò l’intero contenuto del carretto e molte delle botti che i paesani avevano trasportato nella caverna dell’orco a seguito del suo successo nel gioco. Bevve e bevve ancora fino a svenire. I contadini bloccarono così l’entrata della grotta con delle pietre, intrappolandolo per sempre. Ancora oggi batte i piedi e i pugni sul tavolo pensando all’inganno di Tite e causando terremoti”.

Gli Sbilfs 

Gli Sbilfs sono folletti dei boschi protagonisti di molte leggende della Carnia. Simbolo del profondo legame dei friulani con la natura, assumono nomi differenti a seconda della zona in cui si trovano o del loro modo di essere: 

Il Maçarot è molto dispettoso ed anticipa i suoi scherç (scherzi) con un fischio, per poi scoppiare in una grande risata. È molto permaloso e bisogna fare attenzione a non calpestare le sue orme perché, chi lo fa, può perdere l’orientamento. Il Bagan è il folletto della stalla che, se infastidito, rovescia i secchi pieni di latte e nasconde gli attrezzi da lavoro; il Licj si diverte ad annodare corde e fili che trova nelle abitazioni. 

I Guriùz, tipici della zona di Paularo, sono golosi e burloni e sono soliti rubare dolci e prelibatezze dalle cucine. Questi sono anche protagonisti di una leggenda che narra che abbiano costituito un castello per metà interrato in cui avrebbero nascosto un enorme tesoro. Assaltati da un esercito straniero, furono tutti uccisi e il nascondiglio non fu mai trovato.

I nonos raccontano: “Vivono nel sottobosco, nelle cavità degli alberi, ma se si fa attenzione è possibile trovarli anche in stalle e fienili, a pochi passi dall’uomo. Sono piccoli piccoli, intelligenti, molto svelti e matarans (burloni), ma sono anche sempre disposti ad aiutare chi si trova in difficoltà nei boschi. Amano la musica, si divertono a giocare, ballare e sono degli eterni fanciulli. Di solito sono invisibili, ma possono decidere di farsi vedere ad alcuni, solitamente bambini e buoni di cuore quindi…tieni gli occhi ben aperti!”

Queste sono solamente alcune delle storie che ci venivano raccontate e che tutt’ora i nonni raccontano ai loro nipoti, aggiungendo un alone di magia e mistero alla tradizione friulana

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